Quell’emigrazione che ha spopolato la Calabria

TESTATA MEDIA                                                                            a cura di Nicola Fudoli

 

L’emigrazione che, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ha provocato l’abbandono dei piccoli borghi di collina, ha anche lasciato il suo segno sui cognomi delle famiglie calabresi che, trapiantati nel mondo, in alcuni casi sono completamente scomparsi in Calabria e in Italia 

Il processo dell’emigrazione, negli anni, ha certamente stravolto il territorio della Calabria, non solo trasformando tradizioni, usi e costumi di un Popolo, ma riducendo sensibilmente la popolazione, emigrata in Europa e nel Mondo, e condannando all’abbandono paesini e borghi abbarbicati alle colline dell’entroterra. Basti pensare che oggi la popolazione della Calabria è di circa 1.950.000 abitanti, mentre, nel corso di 155 anni, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, è probabile che siano emigrati dalla Calabria circa 3.000.000 di persone. Se i dati sono veritieri, sono più numerosi i Calabresi che vivono fuori dalla Regione, ai quali bisogna inoltre aggiungere i discendenti, figli e nipoti, calabresi di origine e di cognome.emigranti 1                                                         Per quanto riguarda le dinamiche migratorie registrate a partire dalla data di iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, a partire dal 1987 fino alla fine del 1999, dalla Calabria sono emigrati 43.872 cittadini e ne sono rien-trati dall’estero 30.425, con un saldo netto di emigrazioni di 13.447 unità. Tali dati, desunti dalle registrazioni e cancel-lazioni anagrafiche da e per l’estero dei comuni italiani, so-no stati elaborati dall’Istat a partire dal 1987 e  pubblicati fino al 1999. Nel corso dei 13 anni considerati sono emigra-te dalla Calabria mediamente 3.375 persone ogni anno, con punte di 4.500 dal 1991 al 1994. I rimpatri invece, che nel periodo preso in esame sono stati mediamente di 2.340 all’anno, hanno avuto le punte più elevate dal 1987 al 1994 seguite da un sostanziale decremento fino al 1999, periodo in cui sono rimaste sempre al di sotto delle due-mila unità. I flussi in uscita si sono indirizzati per il 77% nei paesi europei (53% Unione Europea) e per il 17% in Ame-rica (10% Nordamerica). Andamento sostanzialmente differente si è verificato nei rimpatri, dove la quota della presenza europea è del 52% e quella americana del 40%, con l’America Latina al 29%. Cosenza è stata la provincia che nel corso degli anni Novanta ha avuto il maggior numero di emigrati con una media di 1.800 ogni anno, seguita da Crotone con 900. Anche per i rimpatri la provincia cosentina è al primo posto, con una media annuale di 750 iscrizioni anagrafiche, davanti a Catanzaro con circa 250. La Germania, la Svizzera, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno continuato ad essere per tutti gli anni Novanta il polo di attrazione dei flussi di emigrazione calabresi, dove si sono indirizzati oltre il 70% dei cittadini emigrati, con il resto della quota che si è invece distribuita principalmente tra Francia, Belgio, Argentina e Venezuela. Anche osservando le quote dei rimpatri, troviamo flussi provenienti sostanzialmente dai paesi verso i quali si sono indirizzati gli espatri. Altra meta importante è stato il Brasile. Secondo una stima dell’IBGE (Istituto Brasiliano Geografico Statistico), fra il 1884 ed il 1939 sono entrati in Brasile oltremigranrti 2e 4 milioni di persone. Gli italiani che arrivarono a São Paulo all’inizio del XX secolo provenivano nella maggior parte dal Meridione d’Italia, (Cosenza, San Giovanni in Fiore, Potenza, Salerno), ed erano quasi tutti di estrazio-ne contadina. Importante, per i nuovi arrivati, fu l’appog-gio fornito dalla rete di relazioni con i connazionali. Nella rapida crescita di città come São Paolo gli Italiani e i Ca-labresi furono i protagonisti. Tuttavia, qui, a differenza dell’Argentina, gli emigranti ebbero maggior fortuna. Quelli di loro più intraprendenti abbandonarono le campagne ed il sogno di diventare piccoli proprietari terrieri e si avventurano nel settore dei servizi, nel commercio, al detta-glio e all’ingrosso, contribuendo notevolmente al rapido sviluppo delle città brasiliane. Bràs, Bexiga, Barra Funda, Bon Retiro, sono alcuni dei quartieri completamente italiani, luoghi dove gli emigrati rinsaldavano le relazioni fra paesani, conservavano la loro cultura, come testimoniano le numerose feste dei Santi Protettori dei loro paesi d’origine.

Poesie emigrazionePoesia 2

 La storia di un cognome calabrese                                                                                                                                                            sparito in Italia e trapiantato nel mondo

L’emigrazione forzata e selvaggia, che ha caratterizzato gli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ha anche lasciato il suo segno sui cognomi delle famiglie calabresi, molti anche di origine greca e araba, che sono stati trapiantati nel mondo, dove si sono moltiplicati, ma che, in alcuni casi, sono completamente scomparsi in Calabria e in Italia. E’ il caso di una famiglia calabrese originaria di Ciminà, in provincia di Reggio Calabria, la mia famiglia, il cui cognome, Fudoli, nel giro di qualche decennio è destinato a sparire in Calabria e in Italia, mentre si è trapiantato e sviluppato all’estero, particolarmente in Brasile, Canada e Stati Uniti.

Famiglia di origini greche o arabeciminà 2
Proprio in Calabria, nel piccolo centro dell’entroterra della Locride, Ciminà, da dove la mia famiglia discende, ho trovato le origini del cognome Fudoli, che mi ha per-messo di ricostruire radici ed albero genealogico della intera famiglia. Due le ipotesi: origini greche oppure ara-be.  Nella prima ipotesi, la più probabile se non certa, i Fudoli sarebbero di origini greche e il nome originario sa-rebbe stato Judolos (in greco giocatori). Dalla Locride, regione   povera dell’antica Grecia centrale, infatti, nel VII secolo a.C., sono sbarcati sulle coste italiane del Mar Jonio i primi coloni greci per dare vita alla Locride calabrese, il più grande insediamento della Magna Grecia in Italia, dove appunto fondarono la città di Locri Epizefiri (in greco Λοκροὶ Επιζεφύριοι, Lokroi Epizephyrioi), che fu l’ultima delle colonie greche fondate sul territorio dell’attuale Cala-bria. I coloni si stabilirono inizialmente presso lo Zephyrion Acra (Capo Zefirio), oggi Capo Bruzzano, e solo più tardi si insediarono pochi chilometri a nord della città storica conservando però l’appellativo di Epizephyrioi, che signi-fica appunto “attorno a Zephyrio”. I resti dell’ultimo insediamento della Magna Grecia in Calabria sono oggi visita-bili nell’area archeologica che si estende a circa 3 Km. a sud del centro abitato di Locri, nel Comune di Portigliola, nel territorio pianeggiante compreso tra la fiumara Portigliola, la fiumara Gerace, le basse colline di Castellace, Abbadessa e Manella, e il mare.  Nei secoli VII e VIII d.C., per sfuggire alla malaria diffusa nella zona e per sottrarsi alle continue e non più arginabili incursioni arabe, molti abitanti di Locri Epizefiri, furono costretti a rifugiarsi nelle vicine montagne, condannando alla completa distruzione l’insediamento della Magna Grecia e contribuendo allo sviluppo di altre città, come Gerace. Altri, invece, forse i meno abbienti, cercarono rifugio nei piccoli insediamenti dell’entroterra della Locride e l’antico borgo di Ciminà (Kyminà, luogo dove cresce il cumino, con il quale si produce il liquore Kumeel – Cumino), arroccato a 350 metri d’altezza, ai piedi del monte Tre Pizzi, e difficilmente raggiungi-bile, deve essere apparso ai fuggiaschi dalla Locride come il sito più sicuro dove trapiantarsi.  E proprio a Ciminà, nei registri dell’anagrafe si trova traccia del primo Fudoli: Ignazio Fudoli, figlio di Caterina Piccolo, sposato con Francesca Polifroni,  nato nel 1779 e deceduto il 18 giugno 1822. Ignazio Fudoli ebbe due figli, Giuseppe e Michele che hanno avuto dieci e nove figli per uno, se non di più.
Ciminà 1 Il mio ramo discende da Giuseppe, che avrebbe avuto dieci figli, dei quali quattro morti in tenerissima età. Il terzogenito, Nicola Maria (1849/1910), ha avuto tre figli: Vincenzo, Maria Antonia Girolama e Giuseppe, mio nonno. Negli anni a caval-lo tra il 1800 e il 1900, il padre di mio nonno, Nicola Maria, con la figlia più giovane, Maria Antonia Girolama, è emigrato in Brasile, dove è deceduto nel 1910, mentre il secondo genito, Vincenzo, è emigrato negli Stati Uniti. Il più grande dei tre figli, mio nonno, che si era sposato con Concetta Zappa-vigna, fu l’unico Fudoli della famiglia rimasto in Calabria, a Ciminà, dove, nei primi anni del 1900, per conto della Lloyd Adriatica, si era dato da fare per aiutare gli aspiranti emigranti a realizzare il loro sogno curando le pratiche di quanti nel paese desideravano raggiungere le “terre promesse” dell’America o del Brasile: spesso giovani donne che partivano per raggiungere il marito o che affrontavano un lungo viaggio in nave, partendo dal porto di Messina, per congiungersi al promesso sposo che avevano conosciuto solo per fotografia. Non emigrante e mai emigrato, il non-no, “Don Peppino”, come lo chiamavano per rispetto i suoi paesani, fu il terminale italiano di quel ”ponte della spe-ranza” che contribuì enormemente a spopolare il piccolo comune calabrese all’ombra del Tre Pizzi e che portò deci-samente alla scomparsa del cognome Fudoli in Calabria e in Italia, ma che fece moltiplicare a dismisura la famiglia Fudoli in Brasile, America, Canada ed anche in Giappone e forse in altri Paesi del Mondo. E proprio “Don Peppino”, spesso, accompagnava i suoi compaesani a Messina da dove partivano i piroscafi della speranza diretti nel Nuovo Continente. E l’ultimo suo viaggio  coincise con una data fatidica per la città e tutta l’area della Stretto: il 28 dicem-bre del 1908, quando un sisma catastrofico, passato alla storia  come “il terremoto di Messina”, rase al suolo la città dello Stretto. Mio nonno, che quella notte aveva pernottato in un albergo della città, si salvò per miracolo riparan-dosi sotto il tavolo della sua stanza d’albergo.  Soccorso e messo in salvo, forse dai marinari russi, tra i primi a rag-giungere la città distrutta, era stato coperto con un cappotto sgualcito e spedito in treno a Palermo, da qui in nave a Napoli da dove infine raggiunse il suo paese, Ciminà. Aveva portato con se, a ricordo della notte di terrore e a testi-monianza di essere tra i sopravvissuti, una stampa finita tra le macerie dell’albergo, che a Ciminà teneva appesa ad una parete della camera da letto della sua abitazione. Non si interessò più di emigrazione “Don Peppino” ma conti-nuò ad assistere i suoi compaesani, all’epoca in molti analfabeti, a mantenere rapporti epistolari con i familiari all’estero e naturalmente anche lui continuò, e alla sua morte i figli, mio padre e mia zia, continuarono per qualche tempo la corrispondenza con i consanguinei all’estero.

Un cognome emigrato che sparisce in Italia        nonnanonnoPoi il silenzio e quasi l’oblio dei numerosi rami di una famiglia che l’emigrazione aveva quasi can-cellato in Calabria e trapiantato nel mondo,  fino a quando, nel 1999, a Milano, dove all’epoca vivevo, mi è pervenuta una lettera, inviata in copia anche a un mio fratello, a una mia sorella e alla mia figlia maggiore, spedita da Los Angeles da Joseph A. Morabito, figlio di Elizabeth Genevieve Fudoli, discendente del ramo Fudoli che fa capo a Miche-le. Joseph Morabito mi ha inviato anche l’esito di       “Don Peppino” Fudoli e la moglie Concetta Zappavigna    uno studio che stava conducendo per trovare le origini della famiglia e costruirne l’albero genealogico, invitandomi ad approfondire le ricerche nel paese di origine, Ciminà, dove io appunto sono nato.                                                                Naturalmente ho colto l’invito sviluppando la ricerca negli archivi del comune di Ciminà sulle tracce del ramo della mia famiglia, i discendenti di Giuseppe Fudoli, figlio del capostipite Ignazio e fratello di Michele. Poi, grazie a Inter-net, sono riuscito a trovare le tracce del cognome Fudoli tra Brasile e Stati Uniti e a ricomporre virtualmente la Famiglia su Facebook nel “Gruppo Fudoli nel Mondo”  che riunisce al momento oltre duecento Fudoli (Fudolli o Fudali) che vivono in Brasile e negli Stati Uniti. E, sia in Brasile sia negli Stati Uniti, ho avuto contatti con diversi Fudoli-cugini, che sanno di essere originari di Ciminà e discendenti dal  nostro stesso ceppo familiare, anche se alcuni, ovviamente, in seguito a matrimonio, hanno cambiato cognome, ed altri, specialmente in Brasile, per errore di trascrizione, sono diventati Fudolli o Fudali. Nel “Gruppo Fudoli”, infatti, figurano anche altri cognomi, acquisiti naturalmente in seguito al matrimonio e trasmessi ai figli. E’ il caso di Giuseppe Mangiameli, figlio di Rosa Fudoli e nipote di Giuseppe Fudoli (mio fratello), nipote a sua volta di Giuseppe Fudoli (“Don Peppino”) discendente di quel Giuseppe Fudoli  dal quale ha avuto origine il ramo della mia famiglia. E il caso vuole che, a distanza di oltre un secolo, è ancora un Giuseppe, anche se non più Fudoli di cognome, a riavviare il discorso dell’emigrazione che ha caratterizzato la storia della famiglia Fudoli  determinando la fine del nome in Italia. Anche lui, infatti, è partito dalla Locride, come i lontani progenitori riparati a Ciminà in fuga dall’insediamento della Magna Grecia di Locri Epizephi-ri. Ma la meta non è stata il Brasile né l’America, è stata l’Australia, Perth, dove ad accoglierlo non ha trovato i Fudo-li ma altri calabresi della Locride che lo hanno preceduto in questa avventura che, a quanto pare, affascina di nuovo i giovani del Meridione alla conquista di un domani migliore. Quasi certa l’origine greca del cognome Fudoli si ipo-tizza anche, come dicevo, un’origine araba del cognome, risalente alla radice F – D – L -, il cui significato è: preferire, prediligere qualcosa o qualcuno. Ad esempio, prediligere qualcuno e preporlo per la sua superiorità morale. In par-ticolare Fudoli si potrebbe intendere come “colui che è stato prediletto da Dio”. In questa eccezione è diffuso nei paesi arabi il nome di persona Fadl, che significa egregio virtuoso. Il nome  Fadl, che potrebbe essere il calco arabo di Fudoli, è citato nella cronaca dell’Amari (Storia dei musulmani in Sicilia V. I, pag 448). Si tratta di Al Fadl ibn Ga’far, che condusse nell’843 la campagna di conquista di Messina. Il nome Fadl doveva essere comune in Sicilia, come del resto è molto presente attualmente nei paesi arabi . Nell’ipotesi dell’origine araba, il cognome Fudoli potrebbe risalire all’epoca della civiltà araba in Sicilia, da dove gli arabi, nei secoli VII e VIII d.C., avviarono le loro incursioni alla conquista delle città della costa calabrese, occupando e devastando l’insediamento greco di Locri Epizefiri. Il ceppo Fald, calco arabo di Fudoli, si sarebbe poi trapiantato in Calabria: a Ciminà, paese di origine della mia famiglia Fudoli, e probabilmente nella zona della provincia di Catanzaro, dove oggi vivono diversi Fuduli.                Il cognome Fudoli si trova anche in Giappone (dove un Fudoli arrivò militare durante la seconda guerra mondiale); in Giordania, dove vive un Hassen Al Fudoli; ma anche in Indonesia dove, mi ha spiegato una Fudoli indonesiana, Fudoli, nome di provenienza araba, viene aggiunto al momento della nascita al proprio nome per buon auspicio in onore del grande maestro Fadal della scienza Kalam. Il cognome Fudoli è ancora molto diffuso in Brasile, dove un Fudoli Domenico, come si legge in un giornale locale, risulta nell’elenco dei piantatori di caffè già nei primi del ‘900 e dove a una Fudoli, Maria Antonietta, è intitolata una via nel Quartiere Green Valley di Ponte Nuovo, in Minas Gerai. Va scomparendo però negli Stati Uniti, mentre è destinato ad estinguersi in Italia. Dovuto al fatto che il rinnovo del-le generazioni si è caratterizzato con un rilevante aumento del sesso femminile a discapito del sesso maschile. Per-tanto, in conseguenza dei matrimoni, il cognome si è andato perdendo. Eccezione il Brasile, dove le donne, nume-rosissime, hanno dato ai loro figli il cognome Fudoli che continua pertanto a tramandarsi. Negli Stati Uniti e in Ca-nada, invece, in seguito a matrimoni, è prevalso il nome dei padri, spesso americani, ma anche di origine cala-brese: Scigliano, Mildred, Desimone, Morabito, Taylor, Madden, Angeloni, Codispot, Carbone, Gomez, Mcgoughey, Thompson, Reale, Carrozza, Polifrone, Dorsey, Badalato. In Italia, i discendenti dell’unica famiglia Fudoli esistente, la mia, originaria di Ciminà (Calabria), avendo i tre figli maschi avuto figlie femmine e non permettendo ancora le leggi italiane l’adozione anche del cognome della madre, portano altri cognomi: Talia, Strangio, Mangiameli, Colacresi, Occhino, Calcagno, Brambilla, Bertucciotto,  Amendola.

Una curiosità Il nome Fudoli si è conquistata la rete: ha una popolarità Web di 121.000 pagine (82.000 negli USA, 12.000 in Brasile, 4.000 in Italia, 2.000 in Indonesia, 2.000 in Canada e il resto altrove). Altre presenze: Facebook 5.920 pagine, Google più di 138, Linkedin 388, Twitter 897. Su Facebook, inoltre, il Gruppo “Fudoli” riunisce al momento oltre 200 discendenti della famiglia calabrese.

 

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