Giulio Cesare Papandrea un calabrese illustre

TESTATA-MEDIA-300x84                    a cura di Nicola Fudoli

 

Non ho mai incontrato e non conoscevo , fino a qualche mese addietro, Giulio Cesare Papandrea, anche se le nostre strade, diciamo, si erano incrociate: entrambi calabresi, originari di due paesini dell’entroterra della Locride, lui di Careri, io di Ciminà, cinque anni di differenza, abbiamo vissuto per qualche tempo nelle stesse regioni, dove ci ha portato la nostra professione e la nostra vita: dopo la Calabria, il Veneto e la Lombardia. A farci conoscere è stato il libro “ Careri – Pandora. Un borgo in Magna Grecia”, l’ultima delle numerose pubblicazioni di Giulio Cesare Papandrea, pubblicata da Franco Pancallo Editore di Locri. Avendo ricevuto notizia della pubblicazione del libro, ho cercatophoto di rin-tracciare l’autore attraverso facebook e, dopo esserci scambiata l’amicizia, siamo entrati in contatto.                     “Caro Nicola (il suo messaggio), io ti conosco anche se non ci siamo mai incontrati: sono amico dei tuoi parenti di Locri e conosco la tua attività pubblicistica. Nel mio libro :”Careri-Pandora”, pubblicato da Franco Pancallo, è citata anche tua sorella, farmacista a Careri, che ha esercitato nella casa della mia famiglia in Via Ricuso”.        In quella farmacia di via Ricuso anch’io ci sono stato, quando andavo a trovare mia sorella a Careri, senza sapere naturalmente di chi fosse il locale e senza conoscere la famiglia Papandrea. E Giulio Cesare ha frequentato il Liceo classico di Locri al tempo in cui lo frequentavano anche i miei cugini Nicita, residenti a Locri, e mia cugina Piera era compagna di scuola della sorella di Giulio Cesare.  La professione e la vita, come dicevo, ci hanno portati entrambi lontani dalla Calabria, anche se non ci hanno fatto dimenticare le nostre origini e il nostro paese dove di tanto in tanto ci siamo tornati. In modo particolare Giulio Cesare che non solo ha mantenuto la sua casa patronale, ma si è preoccupato di restaurarla per poterci tornare più frequentemente, come lui stesso spiega nella prefazione del libro “Careri-Pandora. Un borgo in Magna Grecia”: “Grazie alle affettuose insistenze di Laura, ho deciso di effettuare un restauro conservativo della casa di famiglia a Careri; per tale motivo la frequentazione è divenuta sempre più assidua, prima per seguire i lavori di restauro, successivamente per godere una parte del tempo libero nel paese che mi ha dato i natali e ritrovare vecchi amici, oltre ai parenti”.                                                                               Giulio Cesare Papandrea, medico internista e cardiologo, vive ed opera a Padova, a Roma e in Lombardia. Ha svolto la sua attività ad ampio raggio come docente universitario, primario ospedaliero, dirigente sanitario, consulente scientifico e socio di Associazioni Scientifiche italiane e straniere. Nel 1970 è stato scelto quale membro straniero della Royal Society of Medicine di Londra, presieduta dalla Regina Elisabetta. Autore di circa cento pubblicazioni scientifiche, nel 1972 è risultato vincitore del “Premio Montecatini di Medicina” per uno studio sul coma epatico. Nel 1991 gli è stato conferito il “Premio Persefone”; nel 2005 il Premio “Sparviero d’Argento” di Gerace e nel 2007 il Premio Internazionale della Cultura “Locri Epifizeri”. Giornalista e scrittore, ha fondato e diretto il periodico di cultura, informazione e critica “Effelle”. Tra le altre pubblicazioni, il volume “I Bronzi di Riace tra storia e leggenda” e il volume “Risorgimento Italiano – Le altre verità”. Ma alla Sua Calabria, alla sua natia Careri, alla quale è rimasto legato e dove ritorna spesso “per godere una parte del tempo libero e ritrovare vecchi amici e parenti”, Giulio Cesare Papandrea ha dedicato il volume “Careri – Pandora. Un Borgo in Magna Grecia”, Uno strumento utile – come scrive Laura Berti nella presentazione del volume – per chi Careri la conosce o la scopre con una visita occasionale o fugace, per chi vuole ulteriormente indagare o approfondire la particolarità di un paese del quale l’accoglienza è un antico tratto distintivo del carattere”.

 

Il libro CARERI-PANDORAimmagine copertina careri pandora

Viaggio  nel cuore della Magna Grecia

Articolo di Elena Caminiti

 

 

  IL RITORNO ALLA PROPRIA TERRA

Il restauro dell’antica casa di famiglia è l’occasione, per il professore Papandrea, dopo tanti anni vissuti al Nord Italia, dapprima come studente e poi come medico internista-cardiologo, di ritornare a Careri, il piccolo paese della Locride dove è nato. Il ripercorrere le stradine, i sentieri, le contrade, il riassaporare i piatti semplici e genuini, i dolci tradizionali, il rivedere i vecchi amici, gli fa riaffiorare assieme al miele dei ricordi e dei sogni della sua infanzia e adolescenza, anche la mai sopita malinconia dell’”emigrante” costretto a lasciare la terra natia. Sentimento questo, che lo accomuna, ormai professionista di successo, ai compaesani costretti a più riprese, e seguendo diversi itinerari, a emigrare nelle Americhe, in Africa, Australia, Nord Europa ed Italia sperando sempre di ritornare a casa e di contribuire al miglioramento civile e sociale della propria terra. La ricerca delle radici della sua famiglia, intrecciandosi con quelle di tutta la comunità, lo inducono ad approfondirne le vicissitudini con la scrupolosità con cui la sua arte medica indaga nei corpi i perché dei mali che li affliggono e sperimenta i rimedi per combatterli.   Racconta, quindi, l’autore, le storie e le cronache degli avvenimenti e della vita quotidiana di Careri, non trascurando di tracciarne gli itinerari ancor oggi percorribili: la Valle delle Grandi Pietre e le leggende che l’accompagnano; i ruderi di Panduri distrutta nel terremoto del 1509 e i racconti del disastro che i vecchi ancora si tramandano; gli etimi delle parole dialettali traslate dal greco, arabo, francese, spagnolo; il pellegrinaggio alla Madonna di Polsi; le feste religiose;  il regolamento della Confraternita; la visita ai paesi e contrade vicine così ricche di storia come Locri, Stilo, Roccella, Siderno, Zomaro.

 UNA STORIA ALLA VERGA, CONDITA DI NOSTALGIA 

Arroccati sulle colline prospicienti il mare della “Magna Grecia”, i careroti, lasciato il vecchio insediamento di Panduri (Pandora) e trasferitisi in località Careri, affrontano un destino amaro tra ripetuti disastri naturali, ingiustizie sociali, povertà, guerre, invasioni, emigrazioni, in una impari lotta contro le avversità: umanità dolente che non perde la speranza di riscatto, di affermazione ed anche di fama nazionale come avviene con Fra Diego Giurato, Natale Diaco, Francesco La Cava, Francesco Perri, Maria SCareri_panorama 2trangio Papandrea e lo stesso Giulio Cesare Papandrea, e così come con tanti altri figli meritevoli ciascuno nel proprio campo. Ripercorrendo il romanzo di Perri, “Emigranti”, dove si narrano le storie dei giovani costretti a emigrare e di una fallita lotta per riprendersi le terre demaniali usurpate, lo scrittore Papandrea, esso  stesso personaggio del libro, promuove l’iniziativa di far affiggere lungo le strade e sulle case tabelle con brani del romanzo per identificare  i luoghi del  loro lontano vissuto. Ecco allora emergere personaggi singolari come il magaro con tutto il suo apparato di riti scaramantici che ricordano quelli antichi delle sibille e delle sacerdotesse greche; il capoguardia Don Gialormo Caminiti spettatore, assieme al giovane sindaco Pasquale La Cava, dell’occupazione delle terre demaniali; Vittoria Ielasi, prima salottiera, affranta per la sua partenza per l’Australia; i mastri sarti e le loro botteghe di apprendistato,  scuole che diventano conosciute e famose non solo in Calabria; Antonio Belcastro, inquieto e nostalgico sarto, che parte per l’America  in cerca del padre emigrato e mai conosciuto e che in 45 anni di vita americana compie 45 viaggi in Italia; i musici della prima banda musicale che miete successi in tutta la Calabria e fuori, suonando pezzi d’0pera; i maestri  elementari che si impegnano in una grande battaglia contro l’analfabetismo…; l’emorragia, che riprende e non si arresta, di giovani che continuano ancora ad emigrare, questa volta al Nord Italia. Forze intellettuali che si affermano lontano, arricchendo altre regioni, e lasciano sempre più dissanguata la loro terra…

 VALUTAZIONI FINALI

Ricca è la raccolta delle fonti storiche, iconografiche, fotografiche, geografiche, documentali e orali dei fatti e personaggi più singolari di Careri. L’autore, non nuovo nel cimentarsi in lavori di carattere storico affronta questo impegno non lieve, spinto dalla constatazione che i giovani careroti “non sanno nulla della piccola storia di Careri, mentre… i meno giovani hanno poche idee, il più spesso confuse…”, e dal non lasciare che si perda “il ricordo di tutti quei cittadini che si sono resi benemeriti in patria”. Anche il degrado del paese, lo preoccupa, paventando “un definitivo abbandono di interesse da parte dei pochi abitanti residenti, impossibilitati a sopravvivere in una comunità senza idealità e senza un progetto di vita per l’avvenire”.  L’uso di una terminologia ricca di aggettivi, avverbi, nomi e preposizioni, tradotti talvolta nel dialetto locale, avvicinano il lettore in modo realistico, rendendo vivo il racconto stesso. Il linguaggio piano, scorrevole, fluido, rende facile la lettura. La trama, ricca di dettagli e con riferimenti a luoghi e avvenimenti e persone ben precisi, porta il lettore a immedesimarsi con la storia  completandola con elementi della propria soggettività. Le emozioni e le sensazioni dello scrittore agganciano l’attenzione del lettore e creano tra essi un ponte empatico. Insomma, un buon libro e una buona lettura, che ben si presterebbe a una trasposizione cinematografica, considerato poi la bellezza naturale dei posti che ne fanno una location davvero eccezionale. Soprattutto in un momento di così grave disgregazione  economico-sociale, appare importante non dimenticare chi siamo, da dove veniamo e le grandi cose che abbiamo fatto.

 

 

 

 

 

 

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